Termini Imerese (C.A.P. 90018) dista 112 Km. da Agrigento, 111 Km. da Caltanissetta, 218 Km. da Catania, 130 Km. da Enna, 221 Km. da Messina, 38 Km. da Palermo, alla cui provincia appartiene, 248 Km. da Ragusa, 276 Km. da Siracusa, 137 Km. da Trapani.
Il comune conta 27.758 abitanti e ha una superficie di 28.016 ettari per una densità abitativa di 99 abitanti per chilometro quadrato.
Sorge in una zona collinare litoranea, posta a 77 metri sopra il livello del mare.
Agrumi, uva, olive e carciofi sono i principali prodotti dell'agricoltura termitana. Rilevante è anche la produzione ittica. Nel settore dell'artigianato sono tipici i lavori in ferro battuto e le ceramiche locali.
Si contano diversi ed attrezzati stabilimenti termali riforniti dalle numerose sorgenti d'acqua dolce presenti su tutto il territorio.
Il nome Termini Imerese deriva dal latino Thermae Himerenses che significa "le terme Imeresi". Sul suo territorio si sono ritrovati resti di insediamenti del periodo Paleolitico e dell'età del Rame e del Bronzo.
La città di Thermae sorse in seguito alla distruzione della vicina Himera quando un gruppo di scampati vi si stabilì e fondò il primo centro abitato.
All'epoca dei Romani essa conobbe un ingente sviluppo urbanistico e la realizzazione di maestose opere come l'acquedotto Cornelio, ormai fatiscente. Nell'828 fu conquistata dagli Arabi che la ingrandirono e la migliorarono.
Con i Normanni divenne una cittadina demaniale. L'imperatore Carlo V, che vi si stabilì intorno al 1540, fece edificare la prima cinta muraria oggi non più esistente.
Da qualche anno nelle zone attigue al paese è sorto un vasto complesso industriale punto di riferimento dell'economia termitana.
I principali monumenti oggi visitabili sono la quattrocentesca Chiesa di S. Caterina e la Chiesa di S. Maria della Consolazione, decorata con stucchi di scuola serpottiana.
Insigne è il Duomo del XVII secolo e rilevante la Chiesa di S. Francesco che insieme al vicino convento è stata trasformata in un edificio scolastico.
Un termitano illustre fu l'economista Paolo Balsamo (1764-1816) che nel 1812 per incarico degli Inglesi scrisse la Nuova Costituzione del Regno di Sicilia prendendo a spunto il sistema bicamerale inglese.
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