La storia di Licata è intimamente legata alla presenza dei due elementi naturali che caratterizzano ancora oggi il suo territorio: il mare Africano e il fiume Salso-Himera.
Posta al limite occidentale del Golfo di Gela e stretta tra la foce del Salso e le pendici orientali del colle chiamato "la Montagna", l'odierna Licata è stata popolata fin dalla Preistoria, come testimoniano i vari ritrovamenti archeologici in località Caduta, risalenti all'Età Paleolitica, Mesolitica e Neolitica, e i numerosi resti di insediamenti nel territorio circostante la Piana, e come confermano notizie storiche dall'epoca greco-arcaica in poi.
La foce del fiume, divenuta oggi un estuario forzato, è sempre stata un delta caratterizzato da due sbocchi principali. I due rami, oltre a determinare la fertilità delle terre della pianura, a causa delle inondazioni stagionali, circondavano la "Montagna", il cui versante meridionale degrada ripidamente verso il mare: questa conformazione rendeva di fatto la collina una sorta di isola, che fortificata, risultava difficilmente espugnabile.
A tal proposito, l'esploratore arabo al-Idrisi (noto anche come Edrisi), nel 1152 ricordando il castello, lo descrive come «edificato al sommo d'un sasso, cui circonda il mare e il fiume talché non vi s'entra se non che da un'unica porta a tramontana». E ancora: « È dotata di un porto frequentato dalle navi che vi giungono per caricare merci. Il paese ha una considerevole popolazione, un mercato ed un vasto circondario con fertili terre da semina. Il fiume che sbocca nel mare di Licata si chiama il Salso, che abbonda di pesci saporiti, grassi e di gusto delizioso.».
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